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Gioco genovese “Biribissi”

Centro DocSAI, Collezione Topografica e Cartografica
OGT
OGTD:
Olio
SGT
SGTI:
Gioco genovese “Biribissi”
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
3843
DTZ
DTZG:
XVIII
Cronologia (DT)
DTSI:
1701
DTSF:
1800
MTC
MTC:
tela
Notizie storico-critiche (NSC)
Il biribissi o biribisso era un gioco d'azzardo Italiano abbastanza simile alla roulette, praticato almeno dal XVII secolo e giocato anche in Francia con il nome biribi o cavagnole. A Genova il biribissi era severamente vietato e così, come si era già fatto in precedenza, venne stabilita una severa multa per coloro che non rispettavano la proibizione: cento scudi d’argento alla prima infrazione, ben duecento per la seconda. E malgrado ciò il biribissi era molto diffuso soprattutto tra i nobili i quali, tutt’altro che intimoriti dai severi moniti delle autorità, continuarono a provare l’ebbrezza dell’azzardo nel chiuso delle loro dimore. Vi si dilettò niente meno che il celebre seduttore Giacomo Casanova durante uno dei suoi soggiorni genovesi. L'avventuriero veneziano fece saltare il banco (sostiene senza barare) e subito si insinuò che fosse d'accordo con il battitore.
Ma come si giocava?
Il biribissi veniva giocato con un'attrezzatura simile a quella della tombola e con risultati analoghi alla roulette, della quale è un precursore: un tavoliere con segnati i numeri da 1 a 70, e un sacchetto con i 70 talloncini corrispondenti. Prima di ogni estrazione, i giocatori puntavano una somma su uno o più numeri. Chi aveva puntato sul numero che veniva estratto riceveva 64 volte la posta.