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Torciera con due putti

Musei di Strada Nuova
OGT
OGTD:
disegno
Autore (AUT)
AUTR:
disegnatore
AUTN:
Piola Domenico
AUTA:
1627-1703
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Torciera con due putti
Titolo (SGTT)
Torciera con due putti
Inventario di museo o soprintendenza (INV)
INVN:
D 3715
INVC:
Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso
Cronologia (DT)
DTZG:
XVII-XVIII
DTSI:
1627
DTSV:
ca
DTSF:
1703
DTSL:
ca
MTC
MTC:
penna-inchiostro
Notizie storico-critiche (NSC)
Al di sopra di uno stretto basamento a plinto, mascherato da riccioli barocchi, e di un movimentato e dinamico apparato di volute, conchiglie e tralci vegetali - che molto hanno già delle cartouches rocaille - posa, in equilibrio instabile, quasi a voler spiccare il volo, un piccolo zefiro con ali di farfalla che, affiancato da un puttino, regge un esile candelabro a sei fuochi. Questo grazioso disegno per una torciera, già riconosciuto alla mano dello scultore Filippo Parodi (Gavazza 1981, p. 36; attribuzione accettata con riserva in Magnani 1988, p. 157), è più verosimilmente allo stesso Domenico (González-Palacios 1996, p. 92; Sanguineti 2004, p.140 nota 235): le conchiglie, che si metamorfizzano in arabeschi ed elementi fitomorfi, hanno una continuità di tratto che - pur compatibile con una traduzione verosimilmente ad intaglio capace di assecondare questi passaggi - appare più nel segno di un pittore, troppo aerea e leggera, evanescente, per essere uscita dalla mando di uno scultore. D’altra parte era già nota dalle fonti (Ratti 1762 [1997], p. 58) la stretta collaborazione che legava il Parodi alla bottega dei Piola, che il più delle volte forniva i disegni di progetto per le opere dello scultore, in una prassi operativa di lungo periodo che vedrà sostituirsi a Domenico, quale fornitore di modelli grafici, il genero Gregorio de Ferrari (cfr. Boccardo 1993, pp. 43-44). Inoltre in questo disegno sembra chiaramente riconoscibile, nella figura del piccolo zefiro, la sigla stilistica e tipologica di Domenico. La critica ha giustamente sottolineato in questo progetto quella propensione al gioco illusivo della materia in continua trasformazione, e quella continuità di rimandi allusivi tra spazio interno e spazio esterno, di natura, che sarà caratteristica costante dell’opera piolesca e parodiana, “nell’ambigua ricerca della trasformazione dell’elemento naturalistico in oggetto decorativo e viceversa” (Magnani 1988, p. 155).