Al di sopra di uno stretto basamento a plinto, mascherato da riccioli barocchi, e di un movimentato e dinamico apparato di volute, conchiglie e tralci vegetali - che molto hanno già delle cartouches rocaille - posa, in equilibrio instabile, quasi a voler spiccare il volo, un piccolo zefiro con ali di farfalla che, affiancato da un puttino, regge un esile candelabro a sei fuochi.
Questo grazioso disegno per una torciera, già riconosciuto alla mano dello scultore Filippo Parodi (Gavazza 1981, p. 36; attribuzione accettata con riserva in Magnani 1988, p. 157), è più verosimilmente allo stesso Domenico (González-Palacios 1996, p. 92; Sanguineti 2004, p.140 nota 235): le conchiglie, che si metamorfizzano in arabeschi ed elementi fitomorfi, hanno una continuità di tratto che - pur compatibile con una traduzione verosimilmente ad intaglio capace di assecondare questi passaggi - appare più nel segno di un pittore, troppo aerea e leggera, evanescente, per essere uscita dalla mando di uno scultore.
D’altra parte era già nota dalle fonti (Ratti 1762 [1997], p. 58) la stretta collaborazione che legava il Parodi alla bottega dei Piola, che il più delle volte forniva i disegni di progetto per le opere dello scultore, in una prassi operativa di lungo periodo che vedrà sostituirsi a Domenico, quale fornitore di modelli grafici, il genero Gregorio de Ferrari (cfr. Boccardo 1993, pp. 43-44). Inoltre in questo disegno sembra chiaramente riconoscibile, nella figura del piccolo zefiro, la sigla stilistica e tipologica di Domenico.
La critica ha giustamente sottolineato in questo progetto quella propensione al gioco illusivo della materia in continua trasformazione, e quella continuità di rimandi allusivi tra spazio interno e spazio esterno, di natura, che sarà caratteristica costante dell’opera piolesca e parodiana, “nell’ambigua ricerca della trasformazione dell’elemento naturalistico in oggetto decorativo e viceversa” (Magnani 1988, p. 155).
In alto a sinistra: “71”; sul verso in alto a destra: “Racc.ta Villa”; a sinistra: “1249 n.150”; in basso a matita “180”.
Notizie storico-critiche (NSC)
Al di sopra di uno stretto basamento a plinto, mascherato da riccioli barocchi, e di un movimentato e dinamico apparato di volute, conchiglie e tralci vegetali - che molto hanno già delle cartouches rocaille - posa, in equilibrio instabile, quasi a voler spiccare il volo, un piccolo zefiro con ali di farfalla che, affiancato da un puttino, regge un esile candelabro a sei fuochi.
Questo grazioso disegno per una torciera, già riconosciuto alla mano dello scultore Filippo Parodi (Gavazza 1981, p. 36; attribuzione accettata con riserva in Magnani 1988, p. 157), è più verosimilmente allo stesso Domenico (González-Palacios 1996, p. 92; Sanguineti 2004, p.140 nota 235): le conchiglie, che si metamorfizzano in arabeschi ed elementi fitomorfi, hanno una continuità di tratto che - pur compatibile con una traduzione verosimilmente ad intaglio capace di assecondare questi passaggi - appare più nel segno di un pittore, troppo aerea e leggera, evanescente, per essere uscita dalla mando di uno scultore.
D’altra parte era già nota dalle fonti (Ratti 1762 [1997], p. 58) la stretta collaborazione che legava il Parodi alla bottega dei Piola, che il più delle volte forniva i disegni di progetto per le opere dello scultore, in una prassi operativa di lungo periodo che vedrà sostituirsi a Domenico, quale fornitore di modelli grafici, il genero Gregorio de Ferrari (cfr. Boccardo 1993, pp. 43-44). Inoltre in questo disegno sembra chiaramente riconoscibile, nella figura del piccolo zefiro, la sigla stilistica e tipologica di Domenico.
La critica ha giustamente sottolineato in questo progetto quella propensione al gioco illusivo della materia in continua trasformazione, e quella continuità di rimandi allusivi tra spazio interno e spazio esterno, di natura, che sarà caratteristica costante dell’opera piolesca e parodiana, “nell’ambigua ricerca della trasformazione dell’elemento naturalistico in oggetto decorativo e viceversa” (Magnani 1988, p. 155).
Acquisizione (ACQ)
ACQT:
acquisto
Nome (ACQN):
V.Villa
Data acquisizione (ACQD):
1904
Condizione giuridica (CDG)
Indicazione generica (CDGG):
proprietà Ente pubblico territoriale
Indicazione specifica (CDGS):
Comune di Genova
Documentazione fotografica (FTA)
FTAX:
documentazione allegata
FTAP:
fotografia digitale
FTAN:
D3715
Citazione completa (BIL)
Gavazza 1981, p. 36; González-Palacios 1986, p. 368; Magnani 1988, p. 155; Magnani in Genova 1992, p. 313; Boccardo 1993, p. 43; González-Palacios 1996, p. 92; Sanguineti 2004, p. 140 nota 235, Priarone 2006, p. 52.