Opere appartenenti alla categoria delle "lacche" sono visibili nella vetrina 16 della II Galleria.
La lacca si ottiene dalla resina dell’albero Toxicodendron vernicifluum. Sul fusto dell’albero della lacca, lievemente privato della corteccia, vengono praticate delle incisioni e con l’aiuto di una spatola si raccoglie il liquido che ne fuoriesce.
La lacca può essere colorata di nero, con l’aggiunta di polvere di nerofumo o solfato di ferro o di rosso attraverso il cinabro; viene stesa in numerosi strati sovrapposti, sottili e uniformi, solitamente su oggetti in legno cosicché una volta asciugata e indurita costituisca una pellicola di rivestimento impermeabile.
Tecnica tipicamente cinese è la lacca rossa intagliata, tihong, resa tale dall’uso del cinabro. Impiegata per arredi, vassoi, scatole e contenitori, i motivi decorativi più ricorrenti comprendevano il modello a pomo di spada, paesaggi, simboli religiosi ed elementi beneauguranti.
La lacca d’oro makie è la tecnica giapponese per antonomasia; consiste nell’impiego di polveri d’oro e d’argento al fine di creare disegni e decorazioni sulla superficie laccata o inglobati tra diversi strati di lacca; talvolta sono impiegati intarsi di madreperla, avorio, tartaruga, guscio d’uovo e pelle di alcune particolari specie ittiche al fine di creare una vasta policromia.
L’ambito d’uso della lacca in Giappone comprendeva l’intera categoria delle suppellettili, arredi domestici, suppellettili liturgiche, equipaggiamenti del samurai e accessori.