Link alla homepage logo musei di genova header

Giovane donna con origami

OGT
OGTD:
Surimono, koban
Autore (AUT)
AUTR:
Incisore, disegnatore
AUTM:
firma
AUTN:
Katsushika, Hokusai
AUTA:
1760-1849
AUTH:
00001497
Codifica iconclass (DESI)
Soggetto non rilevato
Indicazioni sul soggetto (DESS)
Donna con origami a forma di gru
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
La stampa raffigura una giovane seduta sulla veranda di un’abitazione, incorniciata da un albero di camelia, mentre tiene tra le mani un origami a forma di gru. Indossa un furisode con obi verde annodato a coda di rondine; questo dettaglio pittorico è stato realizzato con la tecnica “bokashi” con cui era possibile ottenere sfumature di colore, effetto difficilmente riproducibile attraverso una stampa xilografica. La sottoveste rossa e i fiori sullo sfondo creano uno stacco netto con gli altri colori, aggiungendo profondità alla composizione.
Identificazione (SGTI)
Donna con origami a forma di gru
Titolo (SGTT)
Giovane donna con origami a forma di gru
Inventario di museo o di soprintendenza (INV)
INVN:
S-586
INVD:
1898
DTZ
DTZG:
XVIII-XIX
Cronologia (DT)
DTZS:
fine/inizio
DTM:
bibliografia
DTSI:
1798
DTSF:
1802
MTC
MTC:
Nishiki-e, bokashi
Notizie storico-critiche
Il termine giapponese origami (折り紙 ori-gami) è composto da “ori” piegare e “kami” carta, tradotto letteralmente come “piegare la carta”. Nel corso della storia, questa pratica ha assunto un'importanza tale da essere considerata un'arte vera e propria. Interessante notare che, in giapponese, le parole “carta” e “dei”, seppur scritte con ideogrammi diversi, si pronunciano allo stesso modo, kami. Questo legame fonetico suggerisce quindi una connessione tra le divinità e la carta; le prime “forme di origami”, infatti, dette go-hei, erano costituite da semplici strisce di carta piegate in forme geometriche utilizzate per delimitare gli spazi sacri. Secondo la tradizione cinese, la carta fu creata per la prima volta nel 105 d.C. da Ts’ai Lun, un funzionario della corte imperiale. Tuttavia, alcuni dati archeologici indicano che la carta potrebbe aver avuto origine in India, Cina e Thailandia in tempi antecedenti a quelli tradizionalmente riconosciuti. In Giappone , secondo una leggenda, la carta venne introdotta da un monaco di nome Dokyo, nel 600 d.C. che, trovandosi a bordo di una nave catturata dai giapponesi, fu costretto a rivelare il segreto legato alla creazione della carta. Non esistono prove storiche volte a confermare l’evento, tuttavia, è certo che in Giappone la tecnica di produzione della carta subì significativi miglioramenti, dando vita a una carta di straordinaria qualità conosciuta come washi. Durante questo periodo, la carta era un bene prezioso e scarsamente accessibile al pubblico, il che ne aumentava il valore simbolico e la sua importanza nelle pratiche religiose scintoiste. La carta era così preziosa che i lottatori di sumo, in caso di vittoria, venivano gratificati proprio con strisce di carta. Nei periodi successivi, il periodo Heian (800 – 1100 d.C.), il periodo Kamakura (1100 – 1300 d.C) e il periodo Muromachi (1300 – 1600 d. C) è attestato l’utilizzo di carta ripiegata in particolari rituali che prevedevano la creazione di simulacri di carta come l’hitogata o l’hina nagashi, fantocci antecedenti e prototipi delle bambole di hinamatsuri, oppure i tradizionali koi-nobori, carpe aquiloni di carta realizzate in occasione di Kodomo no hi, la festa dei bambini; unitamente a ciò si consolida la pratica del dono augurale del noshi-awabi, ove questo particolare mollusco, simbolo d'immortalità, veniva offerto all'interno di una custodia di carta che, con il passare del tempo, venne piegata in modo sempre più complesso sino a diventare un simbolo assestante. La pratica di piegatura della carta continuò a diffondersi e assunse molteplici scopi e occasioni d'uso, incluso lo scambio di regali divenendo anche un semplice divertimento; in periodo Edo è generalmente esemplificata con la figura della gru, oggi uno degli origami tradizionali giapponesi più noti, la cui tecnica venne perfezionata proprio attorno al XVIII secolo; difatti al 1797 appartiene uno dei più noti libri sull'origami, “Piegatura delle mille gru” di Sembazuru Orikata. Questa particolare pratica fa riferimento al significato dell’animale, considerato simbolo di immortalità, fedeltà e perseveranza, a cui si associa la leggenda secondo la quale chiunque pieghi mille gru vedrà esauditi i propri desideri. Realizzare i tradizionali "grappoli" di mille gru (折鶴 oridzuru) è quindi considerata una pratica devozionale.

Persona