La serie è composta da sei arazzi raffiguranti i dodici mesi a coppie, ovvero due per arazzo, attraverso la descrizione delle tipiche attività - umane e naturali - stagionali. La scena principale è circondata da un'ampia bordura decorata con festoni fatti dei fiori e dei frutti tipici della stagione, oltre che dai relativi simboli zodiacali, da puttini colti in diverse attività giocose e da busti all'antica.
DES
DESP:
deposito
Identificazione (SGTI)
ciclo dei Mesi
Altri inventari (INV)
INVN:
PB 1903
INVN:
PB 1904
INVN:
PB 1905
INVN:
PB 1906
INVN:
PB 1907
INVN:
PB 1908
Cronologia (DT)
DTZS:
primo quarto
DTSI:
1620
DTSF:
1625
DTM:
analisi storica,analisi stilistica
DTZ
DTZG:
sec. XVII
Notizie storico-critiche (NSC)
Gli arazzi di Mortlake costituiscono una rarità nel panorama delle collezioni tessili antiche a livello internazionale. Si tratta possibilmente della terza edizione di una serie di panni sul tema del ciclo dei mesi, elaborata nella manifattura inglese di Mortlake tra il 1620 e il 1625. Fondata da Sir Francis Crane nel 1619 per volere del Principe di Galles, Carlo (futuro re Carlo I), per fare concorrenza a quella francese, la manifattura venne affidata alla direzione di Philip de Maecht, arazziere fiammingo chiamato a trasferirsi in Inghilterra, come tanti altri suoi "colleghi" connazionali, per lavorare al servizio della corona inglese.
I disegni per la serie dei Dodici Mesi dell'Anno furono tra i primi a essere elaborati nella nuova manifattura, venendo realizzati nel 1620, quindi solo l'anno dopo la sua fondazione, dal pittore Abraham van Blijenberch; a partire da questi, la serie verrà intessuta più volte nel corso del secolo, riscuotendo ampio successo.
Mentre la prima edizione finì credibilmente nella collezione del cardinale Mazzarino e la seconda rimase sul suolo inglese (W. Hefford), la serie genovese venne acquistata a Londra nel 1649, alla caduta di Carlo I, nel frattempo succeduto al padre sul trono reale. Attore del tempestivo acquisto fu Gio. Nicolò De Franchi, attivo in Inghilterra per affari, che agiva per conto dello zio Gio. Andrea.
È a questo punto, verosimilmente all'arrivo degli arazzi a Genova, che, come hanno potuto rilevare precedenti restauri, lo stemma reale di Carlo I venne sostituito con quello della famiglia De Franchi, visibile ancora oggi.
Tuttavia, l'eccezionalità dell'originario committente è ancora oggi confermata dalla fattura preziosa dei panni, che presentano, oltre a seta mista a lana, anche fili d'oro e d'argento, elementi che solo in pochi potevano permettersi.
Finiti per vie ereditarie all'Ospedale di Pammatone, gli arazzi verranno poi acquistati dal Comune di Genova per 40 mila lire nel 1881.
Tipo scheda (TSK)
OAT
Livello ricerca (LIR)
I inventariazione
Codice univoco (NCT)
Codice Regione (NCTR):
07
Definizione bene (OGT)
OGTD:
arazzo
Identificazione (OGTV):
serie
Quantità (QNT)
Numero (QNTN):
6
Identificazione (SGTI)
ciclo dei Mesi
Localizzazione (PVC)
Stato (PVCS):
Italia
Regione (PVCR):
Liguria
Provincia (PVCP):
GE
Comune (PVCC):
Genova
Collocazione specifica (LDC)
LDCT:
museo
LDCQ:
civico
Denominazione (LDCN):
Palazzo Bianco
Complesso monumentale di appartenenza (LDCC):
Musei di Strada Nuova
Denominazione spazio viabilistico (LDCU):
Via Garibaldi, 11
Denominazione raccolta (LDCM):
Collezione Arazzi
Specifiche (LDCS):
Piano 5;museo nascosto Palazzo Bianco
Specifiche collocazione/esposizione (SPC)
SPCS:
deposito arazzi Palazzo Bianco
Altri inventari (INV)
INVN:
PB 1903
INVN:
PB 1904
INVN:
PB 1905
INVN:
PB 1906
INVN:
PB 1907
INVN:
PB 1908
Altre stime (STI)
STIS:
40.000
STID:
1881
STIM:
acquisto
Altre localizzazioni geografico-amministrative (LA)
TCL:
luogo di esposizione
PRVS:
Italia
PRVR:
Liguria
PRVP:
GE
PRVC:
Genova
PRCT:
palazzo
PRCQ:
pubblico
PRCD:
Palazzo Doria Spinola (sede Città Metropolitana di Genova)
PRCU:
Largo E. Lanfranco, 1
PRCS:
Tre arazzi della serie (Gennaio-Febbraio, Marzo-Aprile, Maggio-Giugno) sono concessi in comodato a titolo gratuito alla Città Metropolitana di Genova per la loro esposizione nel Salone del Consiglio, al piano nobile dell'edificio.
Cronologia (DT)
DTZS:
primo quarto
DTSI:
1620
DTSF:
1625
DTM:
analisi storica,analisi stilistica
DTZ
DTZG:
sec. XVII
Autore/responsabilità (AUT)
AUTS:
bottega
AUTR:
esecuzione
AUTM:
monogramma
AUTN:
Philip de Maecht
AUTB:
manifattura di Mortlake (Inghilterra)
AUTA:
attivo 1605-1655
AUTR:
disegno
AUTM:
contesto
AUTN:
Abraham van Blijenberch
AUTA:
1575 circa - 1624
Dati tecnici (MT)
MTT:
lana, seta, fili in oro e argento
MISU:
cm
MISA:
330
MISL:
475
Interventi (RST)
RSTD:
1999
RSTN:
C. Santamaria
RSTD:
2026-2027
RSTN:
R. Genta, Centro di Conservazione e Restauro Venaria Reale
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
La serie è composta da sei arazzi raffiguranti i dodici mesi a coppie, ovvero due per arazzo, attraverso la descrizione delle tipiche attività - umane e naturali - stagionali. La scena principale è circondata da un'ampia bordura decorata con festoni fatti dei fiori e dei frutti tipici della stagione, oltre che dai relativi simboli zodiacali, da puttini colti in diverse attività giocose e da busti all'antica.
DES
DESP:
deposito
Notizie storico-critiche (NSC)
Gli arazzi di Mortlake costituiscono una rarità nel panorama delle collezioni tessili antiche a livello internazionale. Si tratta possibilmente della terza edizione di una serie di panni sul tema del ciclo dei mesi, elaborata nella manifattura inglese di Mortlake tra il 1620 e il 1625. Fondata da Sir Francis Crane nel 1619 per volere del Principe di Galles, Carlo (futuro re Carlo I), per fare concorrenza a quella francese, la manifattura venne affidata alla direzione di Philip de Maecht, arazziere fiammingo chiamato a trasferirsi in Inghilterra, come tanti altri suoi "colleghi" connazionali, per lavorare al servizio della corona inglese.
I disegni per la serie dei Dodici Mesi dell'Anno furono tra i primi a essere elaborati nella nuova manifattura, venendo realizzati nel 1620, quindi solo l'anno dopo la sua fondazione, dal pittore Abraham van Blijenberch; a partire da questi, la serie verrà intessuta più volte nel corso del secolo, riscuotendo ampio successo.
Mentre la prima edizione finì credibilmente nella collezione del cardinale Mazzarino e la seconda rimase sul suolo inglese (W. Hefford), la serie genovese venne acquistata a Londra nel 1649, alla caduta di Carlo I, nel frattempo succeduto al padre sul trono reale. Attore del tempestivo acquisto fu Gio. Nicolò De Franchi, attivo in Inghilterra per affari, che agiva per conto dello zio Gio. Andrea.
È a questo punto, verosimilmente all'arrivo degli arazzi a Genova, che, come hanno potuto rilevare precedenti restauri, lo stemma reale di Carlo I venne sostituito con quello della famiglia De Franchi, visibile ancora oggi.
Tuttavia, l'eccezionalità dell'originario committente è ancora oggi confermata dalla fattura preziosa dei panni, che presentano, oltre a seta mista a lana, anche fili d'oro e d'argento, elementi che solo in pochi potevano permettersi.
Finiti per vie ereditarie all'Ospedale di Pammatone, gli arazzi verranno poi acquistati dal Comune di Genova per 40 mila lire nel 1881.