Jinbaori (surcotto da guerra) da parata recante lo stemma del clan Tokugawa, decorato con un grande dragone dorato che corre lungo la schiena. Sopra la figura del drago, al centro tra le spalle, il tessuto presenta lo stemma del clan Tokugawa, composto dalla caratteristica tripla foglia di malvarosa (mitsuba aoi 三葉葵), racchiusa in un cerchio. Il disegno principale, a grande rapporto d'altezza, rappresenta un grande drago dorato a tre artigli, che fluttua tra vortici d'aria, stringendo una spada nella spira terminale della coda. La spada potrebbe alludere alla leggendaria “Spada Celeste” (Ama no Murakumo) che, assieme alla gemma (Yasakani no Magatama) e allo specchio (Yata no Kagami) fa parte dei Tre Sacri Gioielli della famiglia imperiale giapponese. Secondo le antiche leggende shintoiste che narrano le origini del Giappone, il dio dei nubifragi Susanoo, estrasse la spada dalla coda del serpente a otto teste Orochi, e la diede in dono alla dea del Sole Amaterasu, sua sorella, come dono per appianare un antico diverbio. I tratti che definiscono i vortici, resi con trame in seta nera, beige e in carta dorata sembrano quasi pennellate calligrafiche. I turbini di nuvole e la figura del dragone attorcigliato su sé stesso donano un effetto di grande dinamismo alla giacca, che doveva essere ulteriormente amplificato in movimento dai riflessi di luce dati dalle preziose trame dorate che compongono il manto del drago e alcuni vortici d’aria. Il motivo del dragone, divinità dell’acqua e dell’aria, rappresentato tra nubi, vortici o onde è un tema ricorrente in molti dipinti, stampe, paraventi e oggetti d’uso del Periodo Edo.
Altri inventari (INV)
INVN:
TE-9
INVD:
1898
Cronologia (DT)
DCP:
intero
DTZS:
seconda metà
DTM:
analisi stilistica
ADT:
Periodo Edo
DTZ
DTZG:
sec. XVIII
Notizie storico-critiche (NSC)
Il jinbaori era in origine una semplice giacca indossata dai samurai sopra l'armatura come protezione dalle intemperie, derivata dai cappotti europei. Questa sopravveste senza maniche divenne di moda durante le guerre civili del periodo Muromachi. I primi esemplari si basavano sui prototipi europei introdotti dai Portoghesi alla fine del periodo Muromachi ed erano realizzati in canapa, asa 麻, cotone, lana (rasha) importata dall'Europa, o talvolta pelle e pelliccia, tessuti pesanti in grado di proteggere i guerrieri dal freddo o dalla pioggia. Una fodera in ricco broccato era presente negli esemplari di qualità ed è spesso visibile sui risvolti nella parte anteriore della
giacca, tenuti in posizione grazie bottoni e cordini. La chiusura sul petto era costituita generalmente da due lunghe linguette unite da un bottone. La versione estiva del jinbaori era invece solitamente realizzata in garza senza foderatura.Le aperture per le braccia erano ampie in modo che la manica corazzata e le piccole protezioni per le spalle, potessero passare liberamente. Le spalle erano generalmente irrigidite con strisce di legno o brigantina in modo da enfatizzare la larghezza delle spalle del guerriero. Anche i colletti venivano talvolta irrigiditi con brigantina. Sul retro del jinbaori, si trova spesso il distintivo stemma di famiglia (mon) posizionato al centro tra le spalle ed è sempre presente un lungo spacco che parte dal centro della giacca, utile a far sporgere senza impedimenti la lunga katana che i samurai portavano legata la cinta. I jinbaori erano spesso realizzati in colori vivaci come il nero, il bianco, il rosso e il giallo e decorati con motivi appariscenti per distinguere i capi militari e le fazioni sul campo di battaglia. Già nel periodo Momoyama, i daimyō più potenti indossavano elaborati jinbaori realizzati con preziosi tessuti spesso importati dal continente. Dal XVI secolo i generali samurai cominciarono a indossare armature e accessori sempre più decorativi per mostrare il loro status e gusto. Durante periodo Edo (1603-1868) che per il Giappone fu un’epoca dominata dalla pace interna, i jinbaori divennero per lo più sfarzosi indumenti formali indossati in occasione di parate e cerimonie, realizzati con seta broccata, velluto o addirittura piume. I colori si fecero meno sgargianti, mentre aumentarono i dettagli e le broccature in oro e argento.
Tipo scheda (TSK)
OAT
Livello ricerca (LIR)
P precatalogazione
Codice univoco (NCT)
Codice Regione (NCTR):
07
Ente schedatore (ESC)
C010025
Ente competente per tutela (ECP)
S236
Denominazione/dedicazione (OGTN)
Jinbaori (陣羽織)
OGT
OGTD:
giacca
OGTT:
da guerra
Quantità (QNT)
Numero (QNTN):
1
Localizzazione (PVC)
Stato (PVCS):
Italia
Regione (PVCR):
Liguria
Provincia (PVCP):
GE
Comune (PVCC):
Genova
Collocazione specifica (LDC)
LDCT:
museo
LDCQ:
civico
Denominazione (LDCN):
Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone
Denominazione spazio viabilistico (LDCU):
Piazzale Giuseppe Mazzini, 4
Denominazione raccolta (LDCM):
Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone
Altri inventari (INV)
INVN:
TE-9
INVD:
1898
Cronologia (DT)
DCP:
intero
DTZS:
seconda metà
DTM:
analisi stilistica
ADT:
Periodo Edo
DTZ
DTZG:
sec. XVIII
ATB
ATBD:
manifattura giapponese
Committenza (CMM)
CMMN:
Committenza della famiglia Tokugawa
Dati tecnici (MT)
TCP:
esterno
MTC:
Nishiki a fondo diagonale color crema con disegni in seta policroma e carta dorata e argentata
MTT:
seta policroma e trame metalliche
TEC:
Nishiki, tessuto operato
MISU:
cm
MISA:
95.5
MISL:
74.5
TCP:
fodera interna
MTC:
Karaori a fondo diagonale con trame lanciate in seta floscia color crema e arancio
MTT:
seta policroma
TEC:
Karaori nishiki, tessuto operato
MISU:
cm
MISA:
95.5
MISL:
74.5
Componente (NCP)
macchie e scoloriture
Componente (DEST)
intero
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Jinbaori (surcotto da guerra) da parata recante lo stemma del clan Tokugawa, decorato con un grande dragone dorato che corre lungo la schiena. Sopra la figura del drago, al centro tra le spalle, il tessuto presenta lo stemma del clan Tokugawa, composto dalla caratteristica tripla foglia di malvarosa (mitsuba aoi 三葉葵), racchiusa in un cerchio. Il disegno principale, a grande rapporto d'altezza, rappresenta un grande drago dorato a tre artigli, che fluttua tra vortici d'aria, stringendo una spada nella spira terminale della coda. La spada potrebbe alludere alla leggendaria “Spada Celeste” (Ama no Murakumo) che, assieme alla gemma (Yasakani no Magatama) e allo specchio (Yata no Kagami) fa parte dei Tre Sacri Gioielli della famiglia imperiale giapponese. Secondo le antiche leggende shintoiste che narrano le origini del Giappone, il dio dei nubifragi Susanoo, estrasse la spada dalla coda del serpente a otto teste Orochi, e la diede in dono alla dea del Sole Amaterasu, sua sorella, come dono per appianare un antico diverbio. I tratti che definiscono i vortici, resi con trame in seta nera, beige e in carta dorata sembrano quasi pennellate calligrafiche. I turbini di nuvole e la figura del dragone attorcigliato su sé stesso donano un effetto di grande dinamismo alla giacca, che doveva essere ulteriormente amplificato in movimento dai riflessi di luce dati dalle preziose trame dorate che compongono il manto del drago e alcuni vortici d’aria. Il motivo del dragone, divinità dell’acqua e dell’aria, rappresentato tra nubi, vortici o onde è un tema ricorrente in molti dipinti, stampe, paraventi e oggetti d’uso del Periodo Edo.
Confezione (CNF)
CNFT:
Il disegno principale, a grande rapporto d'altezza, rappresenta un grande drago dorato a tre artigli, che fluttua tra vortici d'aria, stringendo una spada nella spira terminale della coda. La fodera è costituita da un pregiato tessuto karaori a fondo diagonale color rosso aranciato, con disegni dati da trame lanciate in seta floscia, che disegnano foglie di malvarosa (aoi) a sei steli ricci intrecciati in seta color crema e losanghe di fiori hanabishi, anche combinati a formare maglie romboidali (tasuki hanabishi), in seta color arancio). Il jinbaori è privo di maniche, presenta una forma svasata e il colletto ritto. Sul retro è presente il classico spacco con falde arrotondate. Le allacciature per chiudere il colletto consistono in alamari applicati realizzati in cordoncino di seta intrecciato a mano color viola murasaki e bottoncini in metallo. Sulle spalle sono presenti listelli rigidi in feltro viola fissati con brigafolla di seta bianca. I bordi della veste soni profilati in tessuto laminato d'argento ormai ossidato.
Notizie storico-critiche (NSC)
Il jinbaori era in origine una semplice giacca indossata dai samurai sopra l'armatura come protezione dalle intemperie, derivata dai cappotti europei. Questa sopravveste senza maniche divenne di moda durante le guerre civili del periodo Muromachi. I primi esemplari si basavano sui prototipi europei introdotti dai Portoghesi alla fine del periodo Muromachi ed erano realizzati in canapa, asa 麻, cotone, lana (rasha) importata dall'Europa, o talvolta pelle e pelliccia, tessuti pesanti in grado di proteggere i guerrieri dal freddo o dalla pioggia. Una fodera in ricco broccato era presente negli esemplari di qualità ed è spesso visibile sui risvolti nella parte anteriore della
giacca, tenuti in posizione grazie bottoni e cordini. La chiusura sul petto era costituita generalmente da due lunghe linguette unite da un bottone. La versione estiva del jinbaori era invece solitamente realizzata in garza senza foderatura.Le aperture per le braccia erano ampie in modo che la manica corazzata e le piccole protezioni per le spalle, potessero passare liberamente. Le spalle erano generalmente irrigidite con strisce di legno o brigantina in modo da enfatizzare la larghezza delle spalle del guerriero. Anche i colletti venivano talvolta irrigiditi con brigantina. Sul retro del jinbaori, si trova spesso il distintivo stemma di famiglia (mon) posizionato al centro tra le spalle ed è sempre presente un lungo spacco che parte dal centro della giacca, utile a far sporgere senza impedimenti la lunga katana che i samurai portavano legata la cinta. I jinbaori erano spesso realizzati in colori vivaci come il nero, il bianco, il rosso e il giallo e decorati con motivi appariscenti per distinguere i capi militari e le fazioni sul campo di battaglia. Già nel periodo Momoyama, i daimyō più potenti indossavano elaborati jinbaori realizzati con preziosi tessuti spesso importati dal continente. Dal XVI secolo i generali samurai cominciarono a indossare armature e accessori sempre più decorativi per mostrare il loro status e gusto. Durante periodo Edo (1603-1868) che per il Giappone fu un’epoca dominata dalla pace interna, i jinbaori divennero per lo più sfarzosi indumenti formali indossati in occasione di parate e cerimonie, realizzati con seta broccata, velluto o addirittura piume. I colori si fecero meno sgargianti, mentre aumentarono i dettagli e le broccature in oro e argento.
Documentazione (FTA)
FTAX:
documentazione allegata
FTAP:
fotografia digitale
FTAF:
jpg
Citazione completa (BIL)
da tesi di specializzazione di Francesca Maria Salemi "Il rovescio broccato. Manufatti tessili del Museo d'Arte Orientale E. Chiossone di Genova", pag. 64-67