Nella tavola è presente il dettaglio delle pareti ovest e nord della sala 7 del percorso di visita di Palazzo Bianco, dove la direttrice dell’Ufficio Belle Arti del Comune di Genova Caterina Marcenaro sceglie di posizionare alcuni dipinti attribuiti ad Antoon Van Dyck.
DES
DESS:
Componenti ordinamento museale
Titolo (SGTT)
Palazzo Bianco, sviluppo delle pareti con studio disposizione delle opere per la sala 7
Titolo (SGTT)
Titolo (SGTT):
Palazzo Bianco, sviluppo delle pareti con studio disposizione delle opere per la sala 7
Inventario di museo o soprintendenza (INV)
INVN:
S.N. / 06
Cronologia (DT)
DTZS:
seconda metà
DTM:
contesto,analisi storico-scientifica
DTZG:
XX
DTSI:
1970 c.ca
MTC
MTC:
Copia eliografica diazotipica su carta opaca con collage di elementi in carta iscritti con matita e inchiostro
Notizie storico-critiche (NSC)
La tavola risale probabilmente alla fine degli anni Sessanta, quando viene stabilito che le collezioni lapidee conservate a Palazzo Bianco venissero trasferite nel costituendo museo di Sant’Agostino. In occasione di questo riordino anche le sale del museo subiscono delle variazioni nell’ordinamento dei dipinti, dei quali in questo foglio sono riportati alcuni esemplari attraverso dei cartellini esemplificativi con l’indicazione inscritta a matita relativa al loro autore, al soggetto e alle dimensioni. Nella tavola è presente il dettaglio delle pareti ovest e nord della sala 7 del percorso di visita di Palazzo Bianco, dove la direttrice dell’Ufficio Belle Arti del Comune di Genova Caterina Marcenaro sceglie di posizionare alcuni dipinti attribuiti ad Antoon Van Dyck, rispettivamente un Ritratto di tre fanciulli, un Ritratto di vecchia gentildonna, un Ritratto di Andrea Spinola senatore, un Ecce Homo, una Madonna con Bambino e una Sacra conversazione. Si tratta di opere ancora presenti nelle raccolte del museo ma non più ascrivibili alla produzione del pittore fiammingo, bensì riconducibili alle celebri “copie di Casa Piola”, ossia un nucleo di dipinti seicenteschi copiati da originali di Rubens e Van Dyck, che furono giudicati autografi e, come tali, nei primi anni Settanta, esposti nel percorso di visita del museo. Tali copie provengono dalla casa-bottega di una famiglia di artisti: i Piola, i più affermati e richiesti pittori e frescanti della Genova Barocca, che avevano raccolto tra Seicento e Settecento nel proprio atelier una grande quadreria composta perlopiù da riproduzioni, derivazioni e varianti da composizioni di grandi maestri del XVI e XVII secolo. Questa tavola costituisce dunque un interessante documento circa una fase recente degli ordinamenti novecenteschi di Palazzo Bianco, durante la quale la critica artistica ancora non aveva rivoluzionato alcune convinzioni intorno ad un nucleo consistente delle collezioni di pittura della pinacoteca civica.
Tipo scheda (TSK)
D
Livello ricerca (LIR)
I
Codice univoco (NCT)
Codice regione (NCTR):
07
Ente schedatore (ESC)
Comune di Genova
Ente competente (ECP)
S236
Altre relazioni (ROZ)
Oggetto (OGT)
OGTD:
disegno architettonico
OGTT:
tecnico
Identificazione (OGTV):
serie
Titolo (SGTT)
Palazzo Bianco, sviluppo delle pareti con studio disposizione delle opere per la sala 7
Titolo (SGTT)
Titolo (SGTT):
Palazzo Bianco, sviluppo delle pareti con studio disposizione delle opere per la sala 7
Altre localizzazioni geografico-amministrative (LA)
PRCD:
Musei di Strada Nuova
PRCU:
Via Garibaldi, 18
PRCM:
Fondo Franco Albini
PRCT:
museo
PRCQ:
civico
PRVS:
Italia
PRVR:
Liguria
PRVP:
GE
PRVC:
Genova
Cronologia (DT)
DTZS:
seconda metà
DTM:
contesto,analisi storico-scientifica
DTZG:
XX
DTSI:
1970 c.ca
Autore (AUT)
AUTR:
disegnatore
AUTM:
firma,iscrizione
AUTN:
Marcenaro, Caterina
AUTA:
1906 - 1976
ATB
ATBD:
Razionalismo artistico e architettonico
Committenza (CMM)
CMMN:
Comune di Genova, Ufficio Belle Arti (dir. Caterina Marcenaro)
MTC
MTC:
Copia eliografica diazotipica su carta opaca con collage di elementi in carta iscritti con matita e inchiostro
Misure (MIS)
MISU:
cm
MISA:
31
MISL:
90
FRM
FRM:
rettangolare
Stato di conservazione (STC)
Stato di conservazione (STCC):
buono
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Nella tavola è presente il dettaglio delle pareti ovest e nord della sala 7 del percorso di visita di Palazzo Bianco, dove la direttrice dell’Ufficio Belle Arti del Comune di Genova Caterina Marcenaro sceglie di posizionare alcuni dipinti attribuiti ad Antoon Van Dyck.
DES
DESS:
Componenti ordinamento museale
Notizie storico-critiche (NSC)
La tavola risale probabilmente alla fine degli anni Sessanta, quando viene stabilito che le collezioni lapidee conservate a Palazzo Bianco venissero trasferite nel costituendo museo di Sant’Agostino. In occasione di questo riordino anche le sale del museo subiscono delle variazioni nell’ordinamento dei dipinti, dei quali in questo foglio sono riportati alcuni esemplari attraverso dei cartellini esemplificativi con l’indicazione inscritta a matita relativa al loro autore, al soggetto e alle dimensioni. Nella tavola è presente il dettaglio delle pareti ovest e nord della sala 7 del percorso di visita di Palazzo Bianco, dove la direttrice dell’Ufficio Belle Arti del Comune di Genova Caterina Marcenaro sceglie di posizionare alcuni dipinti attribuiti ad Antoon Van Dyck, rispettivamente un Ritratto di tre fanciulli, un Ritratto di vecchia gentildonna, un Ritratto di Andrea Spinola senatore, un Ecce Homo, una Madonna con Bambino e una Sacra conversazione. Si tratta di opere ancora presenti nelle raccolte del museo ma non più ascrivibili alla produzione del pittore fiammingo, bensì riconducibili alle celebri “copie di Casa Piola”, ossia un nucleo di dipinti seicenteschi copiati da originali di Rubens e Van Dyck, che furono giudicati autografi e, come tali, nei primi anni Settanta, esposti nel percorso di visita del museo. Tali copie provengono dalla casa-bottega di una famiglia di artisti: i Piola, i più affermati e richiesti pittori e frescanti della Genova Barocca, che avevano raccolto tra Seicento e Settecento nel proprio atelier una grande quadreria composta perlopiù da riproduzioni, derivazioni e varianti da composizioni di grandi maestri del XVI e XVII secolo. Questa tavola costituisce dunque un interessante documento circa una fase recente degli ordinamenti novecenteschi di Palazzo Bianco, durante la quale la critica artistica ancora non aveva rivoluzionato alcune convinzioni intorno ad un nucleo consistente delle collezioni di pittura della pinacoteca civica.