Armature
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Le dodici armature esposte nella Quinta Galleria rappresentano le principali tipologie dell’armatura giapponese dal XVI al XIX secolo. Così come sono state collezionate da Edoardo Chiossone in Giappone, sono giunte fino a noi, fornite di tutte le parti e in ottimo stato di conservazione. Montate su manichini di legno articolabili, fabbricati appositamente, restituiscono le proporzioni e l’aspetto del samurai di periodo Edo, costituendo una unicità del Museo Chiossone.
L’ascesa della classe dei samurai durante il Periodo Heian (794-1185) determinò la nascita della cosiddetta armatura classica, tra cui troviamo la "grande armatura” ōyoroi, per i nobili condottieri e gli arcieri a cavallo, e le armature più semplici per i guerrieri, sviluppate nei secoli seguenti, come la dō-maru e la haramaki, usate anche per il combattimento a terra.
L’armatura giapponese è equipaggiata con elmo (kabuto), corazza (dō), spallacci (sode), bracciali (kote), gonnellino (kusazuri) e gambali (haidate), con elementi fino a coprire i polpacci (suneate) e i piedi (kōgake). A protezione del volto può essere aggiunta la maschera da guerra (menpo). Queste armature sono dette lamellari, perché le protezioni sono composte da sane, piastre di cuoio o ferro sottili, di forma oblunga, di solito perforate e tra loro legate. Le file orizzontali venivano laccate per formare strisce rigide (sane-ita), poi unite con un'allacciatura. I lacci (odoshi) con cui veniva assemblata l'armatura, fatti di seta, pelle, cotone o canapa, erano fatti passare tra i fori superiori di ogni sane per collegarle assieme.
Durante il Periodo degli stati combattenti (Sengoku jidai, 1468-1568) a causa dell’alta richiesta di armature e della diffusione di armi da punta e da fuoco, si cominciò a preferire un tipo di corazza più semplice e resistente, fatta di due larghe piastre di ferro o di listelli rivettati in ferro. Si diffuse così l’armatura moderna detta tōsei gusoku.
Nel Periodo Edo (1600-1868), ormai sedate le battaglie intestine per il dominio del territorio, unificato sotto il comando del generale supremo (Shogun), il paese vive un lungo periodo di pace e stabilità. Questa condizione, assicurata dal governo militare (bakufu) della famiglia Tokugawa, determina la fine della necessità di combattere, e quindi anche di efficaci equipaggiamenti di protezione: l’armatura diventa spiccatamente ornamentale, con accessori elaborati e stravaganti, come gli elmi molto vistosi detti kawari kabuto. Le armature prodotte in questo periodo imitano la tipologia della tōsei gusoku ma hanno ormai perso ogni funzione difensiva, non vengono utilizzate in battaglia ma durante le parate militari o in momenti di alta rappresentanza, al cospetto dello Shogun o dell’Imperatore. Le armature della collezione Chiossone provengono tutte da questo periodo e ne riportano le caratteristiche: il buonissimo stato di conservazione e l’integrità delle parti suggeriscono che non sono state usate in battaglia, mentre la raffinatezza e la preziosità degli elementi decorativi e dei materiali dimostrano l’importanza e la ricchezza dell’aristocrazia militare.
Più tardi, nel Periodo Meiji (1868-1912), destituito il governo militare, la società giapponese si allontana progressivamente dai simboli militari e così anche dalle armature. In questo periodo vengono riprodotte, esclusivamente per collezionismo interno o d’esportazione, le armature classiche in stile ōyoroi e le armature tōsei gusoku.