Scena con Venere e Amore in cui la dea sembra aver sottratto arco e dardi al piccolo Amore che caparbiamente li reclama dalle mani della madre, tentando di arrampicarsi per raggiungerli.
Codifica Iconclass (DESI)
92C454
DES
DESS:
divinità: Venere; Amor
Titolo (SGTT)
Venere e Amore
SGT
SGTI:
Venere e Cupido
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PR 320
INVC:
Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco
DTZ
DTZG:
XVI
Cronologia (DT)
DTZS:
ultimo quarto
DTM:
firma,iscrizione
DTSI:
1577
DTSF:
1577
MTC
MTC:
olio su tela
Notizie storico-critiche (NSC)
Andrea Semino, autore di affreschi storici e mitologici per i palazzi della nobiltà genovese, rappresenta qui con leggerezza un tema classico. Al ritmo ondulato e instabile della scena fa eco un paesaggio non troppo definito ma assai evocativo, mentre le cromie grigio perlacee dei corpi contrastano elegantemente con il rosso del drappo appeso al ramo.
La composizione, la sottile sensualità di Venere esaltata dalla raffinatezza dei gioielli del capo, e il panneggio della stoffa echeggiano i modi del Manierismo elaborato a Fontainebleau e alla corte di Rodolfo di Boemia. Curiosamente la data segnata dall’artista sul dipinto, 1577, è scritta parte in cifre romane e parte in arabe.
Scena con Venere e Amore in cui la dea sembra aver sottratto arco e dardi al piccolo Amore che caparbiamente li reclama dalle mani della madre, tentando di arrampicarsi per raggiungerli.
Codifica Iconclass (DESI)
92C454
DES
DESS:
divinità: Venere; Amor
Iscrizioni (ISR)
ISRC:
firma
ISRL:
latino
ISRS:
a pennello
ISRP:
in basso a sinistra
ISRI:
"Andrea Semino fecit M.D.7.7."
Notizie storico-critiche (NSC)
Andrea Semino, autore di affreschi storici e mitologici per i palazzi della nobiltà genovese, rappresenta qui con leggerezza un tema classico. Al ritmo ondulato e instabile della scena fa eco un paesaggio non troppo definito ma assai evocativo, mentre le cromie grigio perlacee dei corpi contrastano elegantemente con il rosso del drappo appeso al ramo.
La composizione, la sottile sensualità di Venere esaltata dalla raffinatezza dei gioielli del capo, e il panneggio della stoffa echeggiano i modi del Manierismo elaborato a Fontainebleau e alla corte di Rodolfo di Boemia. Curiosamente la data segnata dall’artista sul dipinto, 1577, è scritta parte in cifre romane e parte in arabe.