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Trittico di San Colombano

Musei di Strada Nuova
OGT
OGTD:
dipinto
OGTT:
trittico
Autore (AUT)
AUTR:
pittore
AUTM:
analisi stilistica
AUTN:
Provoost, Jan
AUTA:
Mons 1465 ca - Bruges 1529
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
trittico
Codifica Iconclass (DESI)
73AA521
DES
DESS:
Personaggi: Maria; arcangelo Gabriele
Titolo (SGTT)
Trittico di San Colombano (Annunciazione, San Pietro e Santa Elisabetta d’Ungheria)
SGT
SGTI:
Annunciazione, San Pietro e Santa Elisabetta d’Ungheria
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 2873
INVC:
Palazzo Bianco
INVN:
PB 2874
INVC:
Palazzo Bianco
DTZ
DTZG:
sec. XVI
Cronologia (DT)
DTZS:
primo quarto
DTM:
analisi stilistica
DTSI:
1509
DTSV:
ca
DTSF:
1515
DTSL:
ca
MTC
MTC:
olio su tavola di rovere
Notizie storico-critiche (NSC)
I forti legami commerciali, finanziari e artistici instauratisi fra Genova e le Fiandre a partire già dal Trecento, ma soprattutto nel Quattro e Cinquecento, sono stati ampiamente indagati dalla storiografia e confermati dall'affluire a Genova in quel momento di numerose opere d'arte fiamminghe - dipinti, arazzi e altri ornamenti - commissionate alle principali botteghe locali dai mercanti-banchieri genovesi attivi in quei territori, prima a Bruges nel Quattrocento e poi ad Anversa nel secolo successivo. Tra l'ultimo decennio del Quattrocento ed entro il primo quarto del Cinquecento, in particolare, giunsero nella cittadina ligure grandi pale d’altare eseguite da alcuni dei più importanti maestri del tempo, quali Gerard David (1460-1523), Joos van Cleve (1485-1541), Adriaen Isenbrandt (1480-1551) e Jan Provoost (1465-1529). A quest'ultimo è attribuito il "Trittico dell'Annunciazione", noto anche come "Trittico di San Colombano" per via della prima ubicazione in cui l'opera venne registrata dalle fonti antiche, ovvero la chiesa di San Colombano, annessa all'Ospedale degli Incurabili. Il trittico, realizzato intorno al 1510-1515, è oggi composto da una grande tavola centrale raffigurante l’Annunciazione e da ciò che resta dei due scomparti laterali, raffiguranti San Pietro e Santa Elisabetta d’Ungheria. Questi, infatti, in origine presentavano, nel registro inferiore, i ritratti dei due committenti, credibilmente Pietro Sauli - residente a Bruges sicuramente nel primo decennio del Cinquecento e possibilmente attivo in quella città anche dopo - e la moglie Luchinetta Giustiniani (Galassi 2018). Probabilmente nel corso del Seicento, le due effigi vennero separate dal resto delle tavole per essere trasformate in quadri autonomi più piccoli, sicuramente più facili da esporre in casa rispetto a tavole più grandi che ormai non rispecchiavano più nemmeno i gusti del tempo. Oggi i ritratti sono conservati rispettivamente al Museum of Art di Philadelphia e al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. È possibile che nello stesso momento il trittico venne anche completamente smontato dalla sua cornice originaria - che doveva essere mobile per permettere alle ante di aprirsi e chiudersi mostrando il retro, anch'esso dipinto (oggi solo minimamente conservato) - e la tavola centrale separata dalle laterali, destinate dai proprietari dell'opera a collocazioni diverse. È solo dopo questo avvenimento che le fonti storiche note cominciano a registrare, quindi separatamente, la presenza a Genova delle tavole del trittico. Infatti, se nel 1727 le due ante laterali vennero menzionate - già decurtate - nell'inventario dei beni di Francesco Maria Spinola di San Pietro, è solo nel 1780 che si ha notizia della tavola centrale, allora collocata nella chiesa di San Colombano. Le tre tavole rimasero separate, venendo considerate opere a sé stanti, fino al 1946, quando, in occasione della Mostra della pittura antica in Liguria dal Trecento al Cinquecento (curata da Antonio Morassi a Palazzo Reale), per la prima volta si ipotizzò la loro comune appartenenza ad un trittico (Cavelli Traverso, "Osservazioni"). La diversa provenienza attestate dalle fonti, tuttavia, unita a una certa discrepanza stilistica osservabile tra la tavola centrale e le due laterali, portò comunque parte della critica a dubitare fino a tempi più recenti che si trattasse di un'unica opera. Tuttavia, le analisi tecniche effettuate, ed in particolare quella dendrocronologica, hanno stabilito l'effettiva corrispondenza tra le tavole e l'origine da uno stesso albero per alcuni pannelli dei tre supporti. Per quanto riguarda le differenze a livello stilistico, è possibile che i pannelli laterali siano stati realizzati con un maggiore intervento della bottega, fatto peraltro non inusuale per l'epoca.