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Frammento di affresco con figura di angelo

Museo di Sant’Agostino
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto murale
Identificazione (OGTV):
frammento
Denominazione/dedicazione (OGTN)
Lactatio mystica di San Domenico
Autore (AUT)
AUTR:
esecutore
AUTM:
documentazione
AUTN:
Piola, Paolo Gerolamo
AUTA:
Genova, 1666 - 1724
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
L'affresco raffigura una mezza figura di angelo volta a sinistra con capigliatura ricciuta castana; la figura è in parte rivestita di un panneggio verde, grigio e rosa avana, ad ali spiegate rosse, rosa e verde contro il cielo azzurrino. La mano sinistra dell'angelo è sollevata. Nell'angolo in alto a sinistra si vede parte di un panneggio grigio-azzurro appartenente a un'altra figura andata perduta.
DES
DESS:
personaggi: angelo
SGT
SGTI:
angelo
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
MSA 3150
DTZ
DTZG:
XVIII
Cronologia (DT)
DTM:
documentazione
DTSI:
1709
DTSF:
1709
MTC
MTC:
affresco
Notizie storico-critiche (NSC)
L'affresco faceva parte della rappresentazione della Lactatio Mystica di San Domenico, iconografia insolita come rilevato già dal Ratti (C.G. Ratti, 1766, p.326) ma meglio definita da Ciliento (B. Ciliento, 1983, p.59-63); opera tarda dell'artista, essa conserva ancora ampia traccia dell'insegnamento appreso a Roma presso la bottega di Carlo Maratta tra il 1689-90 e il 1694. Agli elementi tipici della tradizione pittorica genovese, quali il cromatismo raffinato e il dinamismo della composizione, Paolo Gerolamo unisce le novità apprese a Roma tramite la vasta attività di copiatura di opere di Domenichino, Carracci, Gaulli, e i contatti con gli artisti romani coevi. Il risultato è una maggiore magniloquenza, un forte descrittivismo soprattutto nei panneggi, interesse per la definizione anatomica e per la cesellatura dei volti. I tratti distintivi dell'opera matura dell'artista sono apprezzabili anche in questa opera pur molto depauperata dallo stacco dalla superficie originaria: la cura dei dettagli, l'uso di colori tenui, la resa quasi "cartacea" dei panneggi. Gli assodati e frequenti contatti con il mondo della scultura genovese di inizio secolo si traducono in una resa monumentale e plastica delle figure. L'opera nel suo complesso viene unanimemente ritenuta dagli storici una tra le opere migliori di Paolo Gerolamo Piola come riferisce già Ratti (C.G. Ratti,1769, vol. II p.191) e come confermato recentemente anche da Toncini Cabella (A. Toncini Cabella, 2002, pp.127, n.240). Un bozzetto preparatorio per l'affresco è stato rinvenuto in collezione privata da Toncini Cabella (A. Toncini Cabella, 2002, p.72-127).