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San Marco

Musei di Strada Nuova
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto
Identificazione (OGTV):
opera isolata
Autore (AUT)
AUTR:
esecutore
AUTM:
analisi stilistica
AUTN:
Reni, Guido
AUTA:
1575-1642
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Il quadro raffigura san Marco Evangelista, avvolto in un telo rosato, intento a scrivere. Alla sua destra sullo sfondo è dipinta la testa di un leone.
Codifica Iconclass (DESI)
11H(MARK)
DES
DESS:
personaggi: San Marco Evangelista
Titolo (SGTT)
San Marco
SGT
SGTI:
San Marco Evangelista
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PR 85
INVD:
1910, post
DTZ
DTZG:
sec. XVII
Cronologia (DT)
DTZS:
secondo quarto
DTM:
analisi stilistica
DTSI:
1635
DTSV:
ca
DTSF:
1635
DTSL:
ca
MTC
MTC:
olio su tela
Notizie storico-critiche (NSC)
Il dipinto comparve negli inventari della galleria solo dal 1813, con l'attribuzione a Guido Reni. È probabile che facesse parte di una serie di evangelisti, oggi dispersa ma concordemente assegnata dalla critica al periodo della tarda attività dell'artista, e più precisamente alla seconda metà del quarto decennio (1635 ca.). Molto vicina a questa tela è il "san Marco” della galleria Durazzo Pallavicini di Roma, che fu ritenuto da Federico Zeri una possibile copia di bottega da "una composizione del maestro, probabilmente del periodo della sua maturità". La posa e gli attributi della figura rendevano plausibile il riconoscimento di due santi: Gerolamo e Marco. Si è infine optato per l’Evangelista poiché tipico tema dell’ultima fase pittorica del Reni. Le piccole dimensioni del quadro farebbero pensare a una devozione privata più che una commessa per una chiesa. Il quadro è documentato nella Sala dell'Autunno di Palazzo Rosso dal 1813 al 1874; dagli anni Sessanta del Novecento finisce in deposito poiché considerato di scuola o comunque l’opera di un Reni meno convincente; anche il giudizio altalenante della critica aiutò nella decisione di toglierlo dall’allestimento permanente. Dagli anni Novanta del Novecento il quadro è stato più volte visto da storici ed esperti del Reni - tra cui si ricorda Pepper e Mahon - che ne hanno infine confermato la paternità e dunque il definitivo reintegro nel percorso museale di Palazzo Rosso.