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Principe Moscovita

Musei di Strada Nuova
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto
OGTT:
ritratto
Identificazione (OGTV):
opera isolata
Autore (AUT)
AUTR:
esecutore
AUTM:
analisi stilistica
AUTN:
Taddeo, Michele di Giovanni Bono detto Giambono
AUTA:
Venezia 1400 circa - Venezia 1462
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Il ritratto raffigura un uomo a mezzo busto, posto di profilo verso destra su sfondo uniforme verde scuro. L'uomo porta un cappello rosso rialzato sulla fronte e una veste di velluto broccato decorato con un motivo a melagrana impreziosito da lamine d'argento graffite, completato da un bavero di pelliccia. Gli abiti conferiscono al personaggio un'aria vagamente esotica che, insieme all'incarnato bianco e piuttosto flaccido, le labbra carnose, lo scorcio dell'occhio non troppo definito dal disegno, hanno fatto pensare a uno dei principi magiari che vennero in Italia nel 1433 per l'incoronazione dell'imperatore Sigismondo. La cornice "a edicola", con doratura a guazzo in oro zecchino, che racchiude il dipinto, pur non essendo quella originale risale al primo quarto del XVI secolo e si ispira a elementi architettonici rinascimentali di matrice brunelleschiana.
Codifica Iconclass (DESI)
61B111
DES
DESS:
Personaggi: uomo. Abbigliamento: veste di velluto broccato; bavero di pelliccia; cappello rosso.
Titolo (SGTT)
Principe Moscovita
SGT
SGTI:
ritratto virile
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PR 57
INVD:
1910, post
INVC:
Palazzo Rosso
DTZ
DTZG:
XV
Cronologia (DT)
DTZS:
prima metà
DTM:
analisi stilistica
DTSI:
1401
DTSV:
post
DTSF:
1450
DTSL:
ante
MTC
MTC:
tempera su tavola
Notizie storico-critiche (NSC)
Non si conosce l'identità del personaggio, ma la Marcenaro (1959) ha ipotizzato si tratti di "qualche capitano di ventura magiaro sceso dai Carpazi per onorare l'imperatore ungherese all'incoronazione romana" del 1433, pensando in particolare a Giovanni Hunyadi, padre di Mattia Corvino, che sulla metà del quarto decennio fu al servizio di Filippo Maria Visconti. Il dipinto ha avuto varie attribuzioni: dallo stile di Luca d'Olanda (catalogo della Quadreria, 1829) a Giovanni Bellini (Alizeri, 1847 e 1875; catalogo della Quadreria, 1861; Grosso, 1910 e 1911; Jacobsen, 1911), da "scolaro di gentile " (Jacobsen 1896) alla "cultura veronese o più' precisamente pisanellesca" (Suida, 1906; Grosso, 1912 e 1932), fino ad essere riferito dalla Marcenaro (1959) a Pisanello, per le affinità con il ritratto d'uomo a punta d'argento del foglio 141 del Musee Bonnat di Bayonne. Tale linea interpretativa fu seguita, successivamente, da vari critici (Fossi Torodow, 1962; Zanoli, 1965; Chiarelli, 1966; Tagliaferro, 1991), fatta eccezione per L. Cuppini (1962, 1969) che l'attribuì al Giambono. L'assegnazione della tavola genovese a Michele Giambono si è andata consolidando nel tempo (Mariacher, 1970; Laclotte, 1978; Conti, 1979; De Marchi, 1992a; Franco, 1992, 1996; Pesaro, 1992). Un contributo di Boskovits (1999) contraddice tale attribuzione, sostituendovi quella a Gentile Da Fabriano e mettendo in discussione anche l'identità dell'effigiato, che presenterebbe non tratti slavi o magiari, bensì mulatti.