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Ritratto di tre fanciulli

Musei di Strada Nuova
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto
Identificazione (OGTV):
opera isolata
Autore (AUT)
AUTS:
attribuito
AUTR:
esecutore
AUTM:
analisi stilistica
AUTN:
Piola, Anton Maria
AUTA:
1654-1715
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Ritratto di tre bambini di nobile famiglia, elegantemente vestiti. Il più piccolo stringe nella mano destra un uccellino bianco dalle ali spalancate, mentre sul primo gradino dell'arco dove sono posizionati sono dipinti due uccelli neri, forse merli.
Codifica Iconclass (DESI)
61B113
DES
DESS:
Ritratti. Figure: bambini. Abbigliamento. Animali: uccellini. Elementi architettonici: portico.
Titolo (SGTT)
Ritratto di tre fanciulli
SGT
SGTI:
tre bambini e tre uccelli
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 1779
INVC:
Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco
DTZ
DTZG:
XVIII
Cronologia (DT)
DTZS:
inizio
DTM:
analisi stilistica
DTSI:
1701
DTSV:
ca
DTSF:
1710
DTSL:
ca
MTC
MTC:
olio su tela
Notizie storico-critiche (NSC)
L'opera, probabilmente eseguita da Anton Maria Piola, appartiene al nucleo di dipinti, in gran parte copie da modelli di grandi maestri, entrati a far parte delle collezioni civiche genovesi nel 1913 grazie al legato di Carlotta Ageno de Simoni, ultima erede della famiglia di artisti genovesi Piola che, nella propria casa-bottega di salita San Leonardo, aveva riunito una vasta quadreria composta perlopiù da copie, derivazioni e varianti da composizioni di grandi maestri del XVI e XVII secolo, tra cui Rubens e Van Dyck. Un prezioso inventario, redatto nel 1768, ci restituisce l'immagine di quanto si trovava a quella data nella casa di famiglia, descrivendo stanza per stanza la disposizione di arredi e dipinti, comprese le copie. I dipinti del lascito Ageno De Simoni vennero inventariati e pubblicati nel 1921 da Orlando Grosso, il quale identificò ben 23 copie da Van Dyck rintracciandone in alcuni casi i modelli originali. Non era a lui ancora nota, però, la collocazione dei "Tre fanciulli", conservato dal 1985 alla National Gallery di Londra. A lungo ritenuto il ritratto di tre fanciulli della famiglia Balbi o De Franchi, oggi si ipotizza che il dipinto raffiguri tre membri della famiglia Giustiniani. Nel 1970, con il nuovo ordinamento del museo sotto la direzione di Caterina Marcenaro, dodici di queste copie da Van Dyck e Rubens vennero invece presentati come autografi, ignorandone la provenienza identificata da Grosso. Ne scaturì un vivace dibattito tra studiosi e docenti, durato mesi, di cui si trova riflesso e testimonianza nei numerosi articoli apparsi sui giornali di quel periodo.