Esaù, rientrato stanco e affamato dalla caccia chiese al fratello Giacobbe un piatto delle lenticchie che aveva cotto che glielo diede in cambio della primogenitura.
Codifica Iconclass (DESI)
71C2441
DES
DESS:
personaggi: Esaù; Giacobbe; Rebecca
Titolo (SGTT)
Esaù vende la primogenitura
SGT
SGTI:
Esaù vende la primogenitura a Giacobbe
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 1372
DTZ
DTZG:
sec. XVII
Cronologia (DT)
DTM:
analisi stilistica
DTSI:
1640
DTSF:
1649
DTSL:
ante
MTC
MTC:
olio su tela
Notizie storico-critiche (NSC)
Questo dipinto nel secolo scorso era custodito nella sacrestia della chiesa genovese dell’Annunziata del Vastato ed è databile al 1640. Come molte delle opere tarde dell’artista, la scena, illuminata da una luce interna piuttosto che da una fonte luminosa naturale o artificiale, emerge parzialmente dall’ombra scura del fondo, che intride di bruno anche i colori delle figure. I protagonisti dell’episodio sono colti in posture più calme che nelle opere precedenti e acquisiscono un nuovo accento, d’intimità e di meditata monumentalità piuttosto che di esasperata tensione espressiva.
Altre localizzazioni geografico-amministrative (LA)
PRVS:
Italia
PRVR:
Liguria
PRVP:
GE
PRVC:
Genova
PRCD:
Annunziata
PRCU:
Piazza della Nunziata
PRCT:
chiesa
TCL:
luogo di provenienza
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 1372
DTZ
DTZG:
sec. XVII
Cronologia (DT)
DTM:
analisi stilistica
DTSI:
1640
DTSF:
1649
DTSL:
ante
Autore (AUT)
AUTR:
esecutore
AUTM:
analisi stilistica
AUTN:
Assereto, Gioacchino
AUTA:
1600 - 1649
MTC
MTC:
olio su tela
Misure (MIS)
MISU:
cm
MISA:
98
MISL:
124
Stato di conservazione (STC)
Stato di conservazione (STCC):
discreto
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Esaù, rientrato stanco e affamato dalla caccia chiese al fratello Giacobbe un piatto delle lenticchie che aveva cotto che glielo diede in cambio della primogenitura.
Codifica Iconclass (DESI)
71C2441
DES
DESS:
personaggi: Esaù; Giacobbe; Rebecca
Notizie storico-critiche (NSC)
Questo dipinto nel secolo scorso era custodito nella sacrestia della chiesa genovese dell’Annunziata del Vastato ed è databile al 1640. Come molte delle opere tarde dell’artista, la scena, illuminata da una luce interna piuttosto che da una fonte luminosa naturale o artificiale, emerge parzialmente dall’ombra scura del fondo, che intride di bruno anche i colori delle figure. I protagonisti dell’episodio sono colti in posture più calme che nelle opere precedenti e acquisiscono un nuovo accento, d’intimità e di meditata monumentalità piuttosto che di esasperata tensione espressiva.