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L'abbandono di Armida

Musei di Strada Nuova
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto
Identificazione (OGTV):
pendant
Autore (AUT)
AUTS:
cerchia
AUTN:
Semino, Andrea
AUTA:
1525 ca.-1594
Titolo (SGTT)
L'abbandono di Armida
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 1078
INVC:
Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco
DTZ
DTZG:
XVI
Cronologia (DT)
DTZS:
fine
MTC
MTC:
olio su tela
Notizie storico-critiche (NSC)
La tela, insieme al suo pendant raffigurante lo svenimento di Armida sorvegliata da Amore e spiata da Carlo e Ubaldo (Genova, Palazzo Bianco, inv. 1079; Torino 1987, p. 142), ruota interamente intorno all'elemento dello scudo-specchio al centro della scena. I due dipinti sono tradizionalmente attribuiti ad Andrea Semino (1525 ca. - 1594), ma Giuliana Biavati ha proposto una datazione che oltrepassa di circa un decennio la morte del pittore, riconducendo quindi l'opera alla cerchia di quest'ultimo (Torino 1987, p. 142). Ad ogni modo, il tema trattato è l'abbandono di Armida da parte di Rinaldo, che si appresta a salire a bordo della barca della Fortuna (Torquato Tasso, "Gerusalemme Liberata", XVI, 60-62). La tela si presenta come un'originale trasposizione figurativa del passo di Tasso, basata sull'idea dello specchio come medium attraverso il quale i protagonisti appaiono contemporaneamente racchiusi all'interno della stessa immagine. La composizione è incentrata sulla figura di Rinaldo visto di spalle mentre imbraccia lo scudo e si allontana definitivamente da Armida. Tuttavia, il vero fulcro dell'opera è individuabile proprio nello scudo, il quale assume la doppia valenza di specchio, riflettendo la figura della donna che giace svenuta nel pendant della tela. Risulta quindi possibile riconoscere nell'opera richiami a concetti chiave della poetica di Tasso, quali la rinuncia alla lotta d'amore e l'abbandono all'ineluttabile (Torino 1987, pp. 142, 144).