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Adorazione dei pastori (recto) \ Cristo portacroce (verso)

Musei di Strada Nuova
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto
Identificazione (OGTV):
opera isolata
Autore (AUT)
AUTS:
attribuito
AUTR:
esecutore
AUTM:
analisi stilistica
AUTN:
Barabino, Simone (recto)
AUTA:
1575 ca. - 1620 ca.
Indicazioni sull'oggetto (DESO)
Il recto dell'opera presenta un'adorazione dei pastori, raccolti accanto a Maria e Giuseppe nella contemplazione del bambino.
Codifica Iconclass (DESI)
73B25
Codifica Iconclass (DESI)
Codifica Iconclass (DESI):
73D41
DES
DESS:
Personaggi: Gesù Bambino; Vergine; San Giuseppe. Figure: pastori. Animali: pecore; bue; asino.
Titolo (SGTT)
Adorazione dei pastori (recto) - Cristo portacroce (verso)
SGT
SGTI:
Cristo portacroce
SGTI:
adorazione dei pastori
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 381
INVC:
Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco
DTZ
DTZG:
XVI
DTZG:
XVII
Cronologia (DT)
DTZS:
secondo quarto
DTM:
iscrizione
DTSI:
1526
DTSF:
1550
DTM:
analisi stilistica,confronto
DTSI:
1615
DTSV:
ca
DTSF:
1615
DTSL:
ca
MTC
MTC:
olio su tavola di pioppo
Notizie storico-critiche (NSC)
L'opera presenta una doppia raffigurazione, sia sul recto che sul verso. Per quanto riguarda la scena dipinta sul recto, questa era anticamente attribuita a Francesco Vanni, come ricorda un'iscrizione posta sul retro della tavola. L'attribuzione a Simone Barabino, invece, si deve a Newcome (1972, p. 314) e venne ripresa poi da Manzitti (1989, p. 624). La datazione della tavola è deducibile dalla presenza, nel verso, di un "Cristo portacroce" di scuola lombarda risalente al secondo quarto del XVI secolo. Ciò, infatti, induce a credere che Simone Barabino abbia dipinto l'"Adorazione dei pastori" intorno al 1615, negli anni del suo soggiorno milanese. Sono ancora evidenti tracce tardomanieristiche di ascendenza toscana, le stesse percepite nella prima attribuzione a Francesco Vanni. Relativamente alla composizione presente nel verso, essa può essere considerata una delle numerose realizzazioni dello stesso soggetto attribuibili a Giovan Francesco Maineri. L'iconografia non lascia spazio a dubbi sul modello, mentre le lumeggiature della chioma confermano il riferimento lombardo (Genova 1996, p. 198).