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La Carità

Musei di Strada Nuova
Definizione bene (OGT)
OGTD:
dipinto
Identificazione (OGTV):
opera isolata
Autore (AUT)
AUTR:
esecutore
AUTN:
Massijs, Jan
AUTA:
1509 - 1575
Titolo (SGTT)
La Carità
SGT
SGTI:
Carità
Inventario di museo o soprintendenza
INVN:
PB 285
INVC:
Palazzo Bianco
DTZ
DTZG:
XVI
Cronologia (DT)
DTZS:
metà
DTM:
analisi diagnostiche,analisi stilistica
ADT:
1557 circa
DTSI:
1549
DTSV:
ca
DTSF:
150
DTSL:
ca
MTC
MTC:
olio su tavola di rovere
Notizie storico-critiche (NSC)
Il soggetto che Jan Massjs affronta in questo dipinto è la rappresentazione allegorica della Carità cristiana, una delle tre Virtù Teologali. Secondo la tradizione iconografica, essa è raffigurata come una madre nell’atto di allattare un bambino, mentre altri due le stanno in grembo. La presenza di tre bimbi – le tre virtù- vuol significare che la Carità , “sebbene sia una sola ha nondimeno triplicata la sua forza” (Cesare Ripa), riassumendo in sè anche le qualità della Fede e della Speranza. Massijs eseguì questa tavola durante il periodo dell’esilio (1544-1555), in cui, allontanato dalle Fiandre per la sua vicinanza alle idee luterane, si recò in Francia e in varie parti d’Italia, soggiornando a Genova, probabilmente intorno al 1549-50. La Carità di Palazzo Bianco è un esempio mirabile ed emblematico della sintesi che i pittori di Anversa tentavano di operare intorno alla metà del Cinquecento fra la cultura manierista romana, ormai patrimonio internazionale, e la tradizione fiamminga. I riferimenti, per non dire le citazioni, a modelli italiani appaiono ben chiari: la stesura del paesaggio è di evidente matrice leonardesca, mentre la composizione rimanda a Raffaello, Michelangelo e persino a Correggio. Ciò che più colpisce, tuttavia, è il particolare atteggiamento dialettico di Massijs nei confronti di tali esempi, che rende questo dipinto non un tentativo di imitazione o emulazione, bensì un’opera originale e unica. Gli scorci paesaggistici che aprono in profondità il dipinto esaltano la monumentale figura in primo piano. La statuaria e prorompente sensualità della donna, è raggelata e bloccata dall’elegante rigore geometrico della composizione, giocata su solidi volumi plastici, cui fa riscontro la precisa definizione dei contorni e la smaltata trasparenza dei colori. Gli elementi architettonici classicheggianti costituiscono ulteriore conferma dell’opzione culturale “romanista” del pittore. (SERRA, 2010)